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Il Calzolaio

 

Se ci guardiamo un pò intorno, ci accorgiamo che botteghe di calzolai ne sono rimaste davvero poche. Qualche calzolaio resiste nelle città, ma nei "paesini" non sene trova più alcuna traccia. Questo, perché la lavorazione delle scarpe oggi più diffusa è quella industriale, che riesce a soddisfare tutte le esigenze del mercato italiano e in parte di quello estero. Le scarpe sono diventate un accessorio fondamentale della moda, che le trasforma, di volta in volta, secondo il gusto del momento. Una volta invece, quando le necessità estetiche erano molto meno sentite e le scarpe dovevano durare il più a lungo possibile, il calzolaio riusciva a soddisfare tutte le esigenze.

 

Era questo un grande lavoratore, impegnato dall'alba al tramonto nella sua botteghina, a fare le scarpe nuove e a riparare quelle vecchie. Per fabbricare un paio di scarpe nuove, il calzolaio ci impiegava circa due giorni: prendeva le misure del piede, lo studiava bene, prendeva atto dei difetti, ascoltava le esigenze del cliente e la sua disponibilità economica, poi servendosi delle forme di legno (oggi sostituite da quelle in plastica), procedeva nella lavorazione. Il costo delle scarpe variava a seconda della fattura più o meno raffinata e del materiale impiegato: pelli bovine (vacca, vitello, vitellone), pelli equine, pelli caprine e pelli ovine.

 

Spesso i più indigenti, che non si potevano permettere scarpe nuove, riutilizzavano le tomaie vecchie che venivano fatte ricucire al calzolaio su basi di legno modellato, al fine di ottenere degli zoccoli. Oppure queste si facevano rattoppare fino all'inverosimile. Al calzolaio non mancava mai il lavoro e nelle piccole comunità rurali, svolgeva un'attività fondamentale. Ricordo di aver conosciuto tanti anni fa un calzolaio. Si chiamava Luigi, ma per tutti nel paese era "Gigi". Aveva circa ottant'anni, era magro, piccolo di statura e con una gamba di legno, per un incidente che gli era capitato in guerra. Gigi lavorava in una stanza di pochi metri quadrati, molto più lunga che larga che era la più piccola di tutta la sua casa. Non c'erano finestre, ma la porticina d'ingresso era stata vetrata per fare entrare la luce solare. Nelle giornate invernali, quando si fa buio presto, lavorava fino a tarda ora con la luce di una lampadina da pochi Watt, calata quasi a toccare il tavolino.

 

Questo era stretto e basso e non era possibile vedere la minima superficie del piano del desco, tanto era pieno di scarpe da riparare, di pezzi di cuoio e di pelle, di trincetti, di spago e di lesine. Dietro a Gigi, che stava seduto su uno sgabello, c'era una scaffalatura a più ripiani nella quale erano disposte le scarpe da riparare, le forme e gli altri materiali che occorrevano. L'odore di cuoio e di mastice si percepiva già nelle immediate vicinanze del laboratorio. Nessuna insegna lo contraddistingueva perché Gigi lo conoscevano tutti.

 

Era molto socievole e quindi non era raro che in quella piccola stanzetta si radunassero alcuni paesani per fare quattro chiacchiere. Gli argomenti erano tanti: parlavano del tempo e delle stagioni, della vendemmia, dei fatterelli che accadevano nel paese; ma finivano sempre nella politica. Allora la discussione si faceva più accesa e qualche mala parola in più usciva. Ma alla fine tutti tornavano alle loro case sereni come se niente fosse stato detto. Nonostante avesse frequentato solo la scuola elementare, Gigi era un uomo "colto" e sempre informato. Nella sua bottega, teneva sempre il giornale che leggeva nei momenti di pausa.

 

In paese si diceva che durante il fascismo, avesse fatto circolare di nascosto libri marxisti, e che fosse stato partigiano. Quando l'ho conosciuto, era già vecchio e mi stupivo come un uomo così minuto potesse battere ancora con tanta energia, i chiodi sulle suole appena rifatte. Sono molti anni che Luigi non c'è più; nella sua casa i parenti ritornano ogni tanto. La piccola porta della sua bottega è ancora, come una volta, tinteggiata di verde. Al cimitero, nella sua lapide c'è scritta una frase che soleva ripetere spesso: "Non credere a quello che dicono gli altri ma leggi e ragiona con la tua testa".

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