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canestraio

 

Il Canestraio

 

Tra i prodotti artigianali non possiamo non ricordare i lavori d'intreccio, che il contadino, a riposo dalle fatiche dei campi, soleva confezionare durante la rigida stagione invernale. I cesti, la cui dimensione variava a secondo l'uso che essi dovevano espletare, erano prodotti anche dai canestrai, chiamati panierai o cestai, i quali destinavano alla vendita i loro manufatti, rispondendo così alle molteplici esigenze della società rurale.

 

Proprio per questo motivo i modelli da loro prodotti erano vari: i contenitori da braccio, atti alla raccolta di sementi e frutti, quelli da spalla, ossia le gerle, utili per la raccolta e il trasporto di castagne, foglie, strame, carbone e legna, i "corghi", indispensabili per riporre la chioccia e i suoi nati, e la nassa, diffusa ed impiegata nelle zone costiere per la pesca. La fabbricazione dei cesti richiedeva non solo molta abilità durante la fase di costruzione, ma anche disponiblità e competenza nel ricercare il materiale necessario alla loro esecuzione. Nei boschi e lungo gli argini dei fiumi il canestraio raccoglieva le fibre adatte all'operazione dell'intreccio: il giunco, la canna e il vimine.

 

Quest'ultimo, che poteva essere di salice o di gaggia veniva raccolto durante la bella stagione, non superando mai il giorno dell'Assunta (15 agosto), in quanto, oltrepassato questo termine, era credenza che le sue proprietà, quali flessibilà e la resistenza, venissero meno e non si potesse quindi scortecciare facilmente. Procurarsi la giusta quantità di materia, il canestraio la puliva privandola dell'involucro esterno, e, suddivisa e legata in piccoli mucchi, l'immergeva nell'acqua per alcuni giorni. Trascorso questo periodo, il canestraio dava inizio alla sua opera, avvalendosi di pochi attrezzi essenziali: le cesoie e il coltello, per recidere le fibre adoperate, e il punteruolo per allargare gli interstizi da loro formate durante l'intreccio. Da principio egli provvedeva alla costruzione del fondo del cesto, posizionando otto legni a mo' di croce, i quali, dopo essere stati con un tessitore (cioè il segmento di fibra che passa sopra e sotto alle stecche), erano divisi a due a due, assumendo così una disposizione a raggiera.

 

A questo punto il canestraio procedeva ad intrecciare, attorno alle stecche, le fibre, sulle quali venivano esercitate delle pressioni, affinché la spirale che si andava a formare avesse un aspetto regolare e compatto. Raggiunta la desiderata dimensione della base, il canestraio fissava l'estremità del tessitore e, dopo aver piegato i listelli dell'ordito verso l'alto, tesseva i fianchi del cesto, per i quali poteva impiegare tecniche diverse. L'intreccio semplice, per esempio, consisteva nel far passare il tessitore prima all'interno e poi all'esterno dell'intelaiatura portante dei fianchi.

 

Molto complessi e laboriosi erano, invece, l'intreccio doppio, per il quale venivano utilizzati una coppia di tessitori appaiati, l'intreccio a due e a tre tessitori a treccia e quello diagonale a due o più tessitori. Indipendentemente dalle tecniche utilizzate, il canestraio doveva sempre tendere al meglio i segmenti fibrosi, aiutandosi anche con una barra metallica con la quale vibrava piccoli colpi, in modo da conferire maggior compattezza all'intreccio. L'opera si avviava, pertanto, alla conclusione. Terminati i fianchi, era necessario rifinire il manufatto mediante una bordatura, che poteva essere eseguita in modi diversi.

 

Tralasciando i procedimenti più complessi e decorativi, come la treccia e il torciglione, ricordiamo, invece, che per eseguire il bordo semplice era indispensabile piegare le stecche dell'ordito ad arco e farle passare una ad una negli occhielli così formati. Fatto ciò mancava solo l'inserimento di un robusto manico. Esso poteva essere realizzato con un certo numero di tessitori, fissati al bordo del cesto con svariati tipi di legatura, oppure con rami di nocciolo o di castagno piegati a forma di "u", dopo essere stati privati dell'involucro esterno. Si è così ricordato il mestiere del canestraio, il quale non solo produceva cesti, ma anche altri prodotti d'uso quotidiano nel mondo rurale come le gabbie utilizzate, un tempo, per il trasporto d'animali, le trappole per uccelli, le museruole per i vitelli, gli zoccoli di legno e con le tomaie di vimini e le coperture per le damigiane, all'interno delle quali si conservava il nettare dolce di Bacco.

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