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Il Carbonaio

 

In passato, quando il gas non aveva ancora fatto la sua comparsa nelle abitazioni, il carbone era uno dei pochi combustibili con cui l'uomo poteva riscaldarsi e cuocere il cibo. La necessità di reperire questo materiale, utile ai bisogni primari della vita, ha introdotto l'uomo a praticare il mestiere del carbonaio. Questa figura, quasi scomparsa ai nostri giorni, era particolarmente presente nelle zone montuose ben fornite di materia prima (il legname). Il carbonaio conduceva una vita alquanto difficile: il suo lavoro infatti lo portava ad assentarsi dal paese per vari mesi.

 

Per parte dell'anno quindi, quest'uomo, sfidando innumerevoli ostacoli e disagi, viveva nella foresta al fine di accumulare sufficiente legna da cui ottenere il carbone. Nella macchia egli prediligeva tagliare alberi come il cerro, la quercia, il carpine, l'ornello e il leccio, in quanto l'esperienza insegnava che da essi si poteva ricavare un prodotto migliore, rispetto a quello fornito da legni come il salice e il pioppo. Queste piante, una volta gettate a terra per mezzo di seghe ed asce, venivano "sbrollate", ossia private dei piccoli rami. Dopo questa operazione, effettuata per mezzo di roncole, il carbonaio provvedeva a spezzettare il legname, il quale veniva poi accatastato.

 

Successivamente, egli, avvalendosi di muli, in quanto particolarmente adatti a compiere i percorsi accidentati di montagna o impiegando la "cavalla", ossia un'asse di legno a forca con una tavola orizzontale appoggiata sulle spalle al convergere dei due rami, la quale permetteva di spostare circa mezzo quintale di legna, trasportava i tronchi fino alla cosiddetta "spiazza", cioè uno slargo ricavato nella radura del bosco per mezzo di pale e di grosse zappe con lungo manico, note comunemente con il termine di "zappone". In questo spazio, solitamente delimitato con una barriera di frasche e pali, affinché la ventilazione del luogo fosse il più possibile adeguata per la cotta della legna, prendeva forma la carbonaia.

 

Costruire una carbonaia richiedeva perizia, esperienza e tempo. Dopo aver calcolato, infatti, quale doveva essere la dimensione di questa struttura conica il carbonaio aveva cura di creare al suo interno, a partire dalla base fino all'apice, con dei legni incrociati a quadrato, un'apertura o camino, indispensabile per dare vigore e alimento alla fiamma. A tal punto, attorno a questo foro, la legna, posizionata verticalmente in più strati, veniva disposta in tanti cerchi, il cui diametro si riduceva man mano che si saliva verso la sommità. La catasta; così disposta, era ricoperta con terra battuta polvere di carbone e zolle erbose o piote.

 

Questo accorgimento era atto a trattenere il fuoco all'interno della carbonaia, la quale solo allora poteva essere incendiata. Il carbonaio appiccava le fiamme per mezzo di legni resinosi e tizzoni ardenti, fatti scivolare lungo l'indotto del camino, il quale, dopo essere stato riempito di legni e frasche, veniva chiuso con la "pelliccia" (zolla), mentre le fessure, lasciate intorno al piede della catasta venivano regolate con cavicchi appuntiti di legno, al fine di non far spegnere il fuoco. Attraverso questo procedimento la legna bruciava senza fiamme, a temperature elevate, per alcuni giorni, sempre sotto l'occhio vigile del carbonaio che, scrutando vari particolari come il fumo, il trasudamento, il tiraggio, capiva quali accorgimenti fossero necessari.

 

Terminata la combustione, per la quale erano indispensabili circa dieci giorni, i tizzi infuocati di carbone venivano fatti raffreddare. Solitamente cinque quintali di legna (500 Kg.) fruttavano mediamente cento chili di carbone, che, dopo essere stato raccolto e sistemato in delle balle, veniva caricato sui muli, muniti di basti, ossia selle grossolane, che permettevano di adattare i pesanti sacchi sul dorso di questi animali. Il carbonaio, avvolto nel suo mantello nero e protetto dallo scuro cappello dalla larga falda, era così pronto ad abbandonare il suo rifugio, un capanno di fronde sorretto da pali portanti, per far ritorno al paese, dove si sarebbe poi occupato della vendita del suo prodotto.

 

Carbone e carbonella (ottenuta quest'ultima dalla combustione di legni minuti), benché ancora presenti nelle nostre case, stanno cedendo il passo a nuovi prodotti energetici come il gas, il gasolio ed il metano. Tuttavia in alcune zone montuose il mestiere del carbonaio è ancora praticato, facendo così sopravvivere quel mondo misterioso, costruito attorno ad esso, animato da personaggi immaginari. Una leggenda vuole che la Befana, attraversando le selve, durante il suo viaggio, si fermi proprio nelle carbonaie per prendere dei tizzoni da portare ai bambini non troppo buoni.

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