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Il Castrino o Norcino

 

Vestito piuttosto bene, mai trasandato e sporco, tanto che vi era sempre qualcuno che lo scambiava per il veterinario, il castrino era un personaggio particolare, che spesso si dava arie da gran sapiente di “medicina” animale. Una volta questo era un mestiere molto diffuso nelle zone agricole, perché il castrino si occupava di animali, in particolare “conciava”, eufemismo per dire castrava, cioè rendeva sterili gli animali domestici, soprattutto suini, ovini, bovini e polli. Al di là delle arie che si dava, era, in realtà, un uomo senza alcuna cultura specifica, completamente ignorante dell’arte veterinaria e agiva, di norma, per pratica acquisita dopo aver fatto da assistente a castrini più anziani.

 

Il compito che gli spettava era quello di togliere gli organi di riproduzione agli animali citati, ai maschi e, nei casi dei maiali, anche alle femmine. Questa popolazione era necessaria per diversi motivi: un più rapido ingrasso delle bestie, maggior mansuetudine negli animali maschi, privazione di estro alle femmine non indirizzate alla riproduzione, sapore e conservazione migliore delle carni una volta macellate. Il castrino eseguiva l’intervento sui maialini giovani, detti anche “lattonzoli”, con un coltellino molto affilato: incideva la carne della povera bestia, poi con l’abilità di un chirurgo, estraeva gli organi genitali interni, togliendo per sempre agli animali la possibilità di riprodursi.

 

Tutto ciò avveniva in tempi piuttosto brevi (ma chissà quanto lunghi per la povera bestiola), senza nessuna forma di anestesia. I maialini venivano immobilizzati legandogli le zampe, ma gli stridii che emetteva la bestiola si udivano per tutta la campagna circostante, attirando la curiosità di tanti, soprattutto dei ragazzi, che cercavano di vedere il “chirurgo” all’opera. Il castrino, conscio dell’attenzione che stava attirando, teneva queste persone a distanza e tra il serio e io faceto gli gridava: “Se non ve ne andate vi castro!!”.

 

Con il tramonto della civiltà contadina questi usi si stanno perdendo, anche se la castrazione di diversi animali, destinati all’alimentazione umana, si rende ancora necessaria. Oggi si agisce in maniera più professionale, magari con un’iniezione. Diversi anni or sono assistetti, mio malgrado, a una castrazione fatta su di un pollo, per farlo diventare cappone. Artefice dell’operazione era una donna di circa settant’anni, di corporatura robusta e con i capelli bianchi ricciuti che, come seppi in seguito, faceva questo mestiere da anni. La donna per prima cosa era entrata nel pollaio e aveva scelto alcuni pollastri, poi, ad uno ad uno, aveva strappato loro un po’ di piume nel ventre e munita di un paio di forbici, in maniera decisa e sbrigativa, gli incideva la carne, estraendo dall’interno i testicoli.

 

Altrettanto rapidamente, con un ago e del semplice filo di cotone, ricuciva il taglio, ponendo della cenere nella ferita come disinfettante. Oggi è diventato quasi impossibile assistere a queste scene, ma le crudeltà compiute sugli animali non certo diminuite. Ormai il castrino non gira più per le campagne e sono spariti i branchi di maiali allevati liberi di pascolare nei boschi. Nelle nostre mense, nessuno o quasi, usa più il grasso di maiale per cucinare, se non eccezionalmente, mentre prima questa era la regola.

 

Un tempo, chi aveva la possibilità di allevare un maiale aveva la sicurezza di sfamarsi per tutto l’anno. Non dimentichiamo che l’olio era presente solo sulle tavole dei signori, per tutti gli altri lo strutto e il lardo erano prodotti fondamentali per l’alimentazione quotidiana. In un’epoca in cui del colesterolo nessuno aveva mai sentito parlare e i maiali grassi erano una vera benedizione, il castrino contribuiva a rendere un poco migliore la “tavola” degli uomini a discapito, della menomazione degli animali domestici.

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