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L'Arazziere

 

Gli arazzi, articoli pregiati e raffinati di tappezzeria, sono utilizzati oggi, come ieri, per adornare pareti, in modo da conferire all'ambiente un'atmosfera nobile e ricercata. In passato, prima che lo sviluppo industriale rivoluzionasse le tecniche produttive, essi erano fabbricati da artigiani, ai quali era richiesta maestria, pazienza e competenza nella lavorazione, che poteva essere di due tipi: la tessitura ad alto liccio, più lunga e dispendiosa, e quella a basso liccio più ordinaria e meno costosa. In entrambi i casi, l'arazziere utilizzava il telaio, che poteva essere di due specie: orizzontale (per la tessitura a basso liccio) o verticale (per quella ad alto liccio).

 

Quest'ultimo, riprendendo la descrizione settecentesca tratta dal "Dizionario delle arti e de' mestieri" (Venezia 1775), era formato da due colonne lignee, denominate "ganascie", disposte perpendicolarmente rispetto al piano del pavimento e da due subbi o "rotoli", che, inseriti trasversalmente uno in alto e l'altro in basso nell'estremità delle colonne, erano ruotati mediante delle manovelle o "cavie". In essi, all'interno di un'incavatura, si trovava un pezzo di legno rotondo, il "vardiglione", adoperato per fermare le estremità dell'ordito. Una volta disposti verticalmente i fili di lana sul telaio, l'artigiano disegnava su di essi i contorni del disegno che si apprestava a realizzare.

 

Non meno importanti erano, però, i licci o "lissi" una sorta di piccole cordicelle, attaccate ad ogni filo dell'ordito, che servivano per tenere aperta l'orditura, in cui dovevano passare i tirsi di legno ("fusi da incrocicchiare"), carichi di lana e di seta. Il filo, contenuto in essi, srotolandosi, andava a formare la trama, che era poi accostata con il pettine e quanto già era stato tessuto. Le imperfezioni dei contorni del disegno, che si potevano verificare durante l'esecuzione, erano sistemate con l'ago di ferro o "ago da comprimere". Corretti i difetti, l'arazziere, girando la piccola manovella che muoveva il subbio inferiore, arrotolava su di esso la tela, mentre dal subbio superiore, mediante la "grande cavia", faceva calare un'altra porzione d'ordito.

 

Tessuta la stoffa, non restava altro da fare che rifinire il lavoro, cercando di dare uniformità e continuità alla lavorazione, cucendo le zone in cui si verificava il passaggio da un colore all'altro. Gli arazzi, così prodotti, erano destinati a facoltosi clienti, mentre i compratori meno abbienti acquistavano quei tessuti a basso liccio, per i quali era impiegato un telaio disposto orizzontalmente, le cui parti fondamentali erano le colonne, i subbi, posti all'estremità di quelle e ruotati per mezzo di una grossa "chavichia" di ferro, le viti dei subbi, in cui era attaccato l'ordito, e la sbarra che aveva il compito di sostenere dei pezzi di legno, "gli alzi", a cui stavano attaccate alcune corde con i licci, i quali, mossi dall'artigiano per mezzo di due pedali, "calcole", facevano alzare ed abbassare i fili dell'ordito.

 

L'arazziere, dovendo riportare il disegno, collocato sotto l'ordito, manovrava con grande destrezza la "feluca", ossia la navetta, all'interno della quale vi era la spola, in cui era contenuto il filo, che, svolgendosi ed intrecciandosi ai fili dell'ordito, veniva battuto con il pettine. Questo tipo di tessitura, assai antica, subì un rinnovamento nel corso del XVII secolo: ad essa si sostituì quella ad alto liccio, che cercò di risolvere alcuni limiti della precedente. Il nuovo metodo, infatti, ebbe il vantaggio di conservare al meglio i disegni, i quali non erano più sistemati sotto l'ordito, bensì dietro le spalle dell'operaio, il quale, volgendo lo sguardo verso la rappresentazione grafica, era in grado di correggere gli eventuali errori.

 

A questi pregi, però, si univano anche degli inconvenienti: l'esecuzione troppo complessa e costosa portò a modificare il telaio a basso liccio, rendendolo mobile, in modo di dare la possibilità al lavoratore di esaminare e correggere la sua opera. Queste trasformazioni e rinnovamenti permisero di affermare nel corso dei secoli l'arte di fabbricare gli arazzi, i quali oggi sono prodotti con tecniche industriali.

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