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Il Lacchè

 

Il termine ha un origine francese e indica il servitore o domestico in livrea, specificatamente colui che era solito precedere o seguire il padrone nei suoi spostamenti in portantina o in carrozza. Oggi, essendo scomparso questo tipo di servizio, il termine lacchè é usato per definire una persona troppo ossequiosa o servile, altrimenti e volgarmente definita, senza tanti eufemismi, lecca c... Infatti il servitore in livrea, dove ancora esiste, é individuato, normalmente, con il termine di domestico o cameriere, da non confondersi con il maggiordomo che sovrintende a tutta la servitù e al buon andamento della casa.

 

Abbiamo voluto soffermarci su questo antico mestiere, proprio per mettere in rilievo la profonda diversità dei costumi e del modo di vivere che c’è tra un passato non molto remoto e il presente. Immaginatevi solo per un momento uomini in livrea che corrono innanzi un auto urlando: “Fate largo! Fate largo!!” E, contemporaneamente, altri due in piedi sul baule in statuaria immobilità.

 

E’ ridicolo e improponibile. Eppure, ancora nei primi del XIX secolo, accadeva che carrozze erano avanzate e seguite da questi lacchè, pronti ad intervenire e servire ad ogni esigenza il padrone. A tal proposito, nel XVIII secolo, un medico scrive: “Questi nostri lacchè che vediamo, sempre ansanti per tutta la città, andare davanti alle carrozze dei loro padroni correndo velocemente, mi sembrano nella medesima condizione di quelli che descrisse con vivacità Elio Sparziano nella vita dell’imperatore Vero, che aveva attaccato alle spalle dei suoi lacchè delle ali e li chiamava con i vari nomi dei venti; e in effetti, la necessità di lavorare e di servire mette le ali ai nostri lacchè, se non alle spalle almeno ai piedi”.

 

Nonostante la fatica, questo lavoro era sempre appetibile, perché comportava comunque un salario e un pasto sicuro per sè e per la propria famiglia, anche se non proprio privo di pericoli, portati dall’eccessiva polvere che respiravano, dal sudore e dal successivo raffreddamento. A tal proposito, il “nostro” medico avverte: “Quelli che corrono, molto spesso vanno incontro a malattie polmonari in forma acuta e grave come le pleuriti e le polmoniti; infatti, esposti ai venti e alle piogge, vestiti leggeri, grondanti di sudore e poi raffreddandosi, con i pori della pelle ostruiti, non possono evitare di prendere malattie mortali, specialmente dell’apparato respiratorio che durante la corsa si affatica di più e si riscalda...Divengono anche facilmente erniosi, per la rottura del peritoneo, causata dall’aria troppo compressa e trattenuta nei polmoni...”.

 

Al di là delle considerazioni mediche, più o meno giuste, di fatto erano effettivamente soggetti a molti malanni fisici, generalmente causati dall’impossibilità di asciugarsi e cambiarsi dopo una corsa o dopo un servizio. Lo stesso medico ci fa sapere che gli stessi lacchè non sono scevri da responsabilità perché trascurano la loro salute, infatti asserisce: “che, in effetti, loro stessi, favoriscono ed aggravano (la salute) con molta intemperanza nel mangiare...”.

 

Altro mestiere, più o meno simile al lacchè, era quello del corriere a piedi, che si spostava da un paese all’altro per portare le lettere, di spacci e missive. In questo caso si trattava, però, di un lavoro non subordinato allo spostamento di altre persone, per cui i periodi delle pause, e dei ristori, si potevano programmare autonomamente, rispettando sempre i tempi di consegna. Preistoria delle comunicazioni, certo, ma non crediamo di dire fesserie se asseriamo che, per alcuni versi, quel servizio risultava più funzionale di oggi, almeno per quanto riguarda le Poste.

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