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Il Legatore

 

Prima dell’invenzione della carta, i pochi libri esistenti erano in materiale pergamenaceo. Ancor prima, i fogli di papiro e di pergamena non erano neppure rilegati ma semplicemente ravvolti su se stessi. Infatti, nell’uso librario greco-romano, il volumen era un rotolo costituito da piccole strisce di papiro incollate una di seguito all’altra e avvolte intorno a un cilindro di legno; tale termine deriva dal latino volvere che significa arrotolare.

 

La carta fu inventata dai cinesi intorno al II secolo d. C., e iniziò a circolare in Spagna verso l’undicesimo secolo, portatavi dagli Arabi. Da qui si diffuse in tutta l’Europa, dove ottenne un notevole successo. Sempre in Spagna, di conseguenza, entrarono in funzione le prime cartiere. In Italia la prima che venne impiantata fu quella di Fabriano (1276), dalla quale partiva il prodotto finito non solo per la penisola, ma per tutta l’Europa. La carta, che veniva ricavata dalla lavorazione degli stracci (i cenci) di cotone, di canapa e di lino, costituiva un ottimo e pratico supporto per la scrittura, sostituendo egregiamente la pergamena, che, per tutto l’alto Medioevo, aveva rappresentato la principale base su cui scrivere.

 

L’impegno della carta prima, e l’invenzione della stampa poi, dettero una forte spinta alla diffusione del libro, che, nel corso dei secoli, fu realizzato in forme sempre più piccole e maneggevoli (edizioni aldine), anche grazie a legature più leggere, cioè liberate dai piatti (coperte) in legno e borchie metalliche e in molti casi, impreziosite con durature sui piatti e sul dorso. Così, i libri ecclesiastici con legatura monastica, posti sugli scriptorium e ad essi incatenati, sia per il peso, sia per loro dimensioni, furono soppiantati.

 

Artefici materiali di tutte queste trasformazioni sono stati i legatori o rilegatori, cioè coloro che mettevano insieme e cucivano i fogli staccati. Da notare che per lungo tempo il lavoro della cucitura era stato prerogativa delle donne. Oggi, nei laboratori di legatoria, accanto a enciclopedie e tesi da rilegare, si trovano libri antichi, più o meno preziosi, da “riportare in vita”. E’, comunque indispensabile sottolineare che molti legatori si limitano a fare solo lavori di legatoria moderna, tralasciando di fare il restauro e la legatoria antica.

 

Quest’ultima, senza ombra di dubbio, è la parte più interessante di questa professione, quella che riserva maggiori soddisfazioni e che colloca, il legatore-restauratore, ad un grado di professionalità molto elevato. Inizialmente il legatore-restauratore provvede a compilare una scheda del libro che si appresta a sistemare, in cui annota lo stato di conservazione (è buona abitudine allegare alla scheda alcune fotografie del libro prima di ogni operazione di restauro), la data della pubblicazione, le operazioni che si rendono necessarie e i materiali che verranno impiegati. Dopo di che si procede al restauro vero e proprio.

 

Se il libro è ridotto molto male, viene completamente smontato, avendo avuto cura, precedentemente, di numerare le pagine. Scucito, o meglio eliminati i pochi fili rimasti della vecchia cucitura, con un pennello si spolverano ad uno ad uno i fogli. Una volta accertato il grado di acidità della carta, se questa ha un pH troppo acido, si procede con il lavaggio in acqua: i fogli vengono immersi in grandi vasche e lasciati per qualche minuto, dopodiché, ad uno ad uno, vengono adagiati su appositi stenditoi e fatti asciugare.

 

L’operazione successiva è quella della collatura, che consiste nello stendere con un pennello un collante (specifico per la carta) molto diluito in acqua. A questo punto, il legatore inizia a colmare tutte le lacune (buchi o mancanze) presenti nei fogli, impiegando carte particolari (giapponesi) dalla grammatura corrispondente a quelli da restaurare, servendosi anche di colla, bisturi e pennello. Ogni foglio restaurato, viene messo sotto pressa e lasciato fintanto che non sarà asciutto. Una volta usciti dalla pressa, il legatore inizia a ripiegare i fogli e a riordinarli, tenendo presente la numerazione a matita che gli aveva dato.

 

Procede poi, con la cucitura al telaio, che dovrà essere fedele a quella originale. Se di quest’ultima non vi è più traccia, si tiene conto del periodo in cui il libro è stato scritto o stampato, impiegando fili in fibra naturale (cotone, canapa, lino). Una volta terminata la cucitura, il legatore provvede a finire il libro dotandolo della copertina, che può essere costruita ex novo, solo nel caso in cui quella vecchia sia mancante o non sia recuperabile. Per praticare bene questo lavoro non è sufficiente avere una buona manualità. Il legatore dovrebbe possedere una buona conoscenza della storia, dell’evoluzione del libro e sapere un pò di chimica, per non commettere, durante il restauro, errori irreparabili.

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