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Il Medico... non ufficiale

 

Non è trascorso gran tempo da quando sono scomparsi gli ultimi esercenti di una medicina spicciola, semplice, ma alle volte efficace. Questi uomini non devono essere confusi con i ciarlatani, che propinavano rimedi abbastanza improbabili, cercando principalmente di raggirare gli ammalati, ma vanno annoverati fra coloro che, generalmente, applicando una medicina arcaica, riuscivano, spesso, ad ottenere dei risultati terapeutici efficaci.

 

Questi pseudo medici o guaritori o praticoni, come dir si voglia, esercitavano un mestiere basato su conoscenze antiche, che veniva tramandato da generazione in generazione. Normalmente intervenivano su fratture, slogature, ma c’era anche chi guariva gli strappi muscolari, orzaioli, porri e altre patologie. L’intervento più frequente avveniva per le distorsioni, che sistemavano dopo aver tirato e immobilizzato l’arto, con stecche e bende.

 

Per rendere tutto più unito, sulla fasciatura ci mettevano chiara d’uovo e farina (la così detta chiarata) che contribuiva ad irrigidire la bendatura. Accanto a questi tipi d’intervento, ne venivano applicati altri che non avevano nulla di scientifico, ma che comunque portavano a risultati positivi. Proprio chi scrive, ha avuto modo di conoscere uno di questi “praticanti”, chiamato Giovanni e di aver provato personalmente, positivi effetti terapeutici. Ricordo perfettamente quando ero ragazzino, con una caviglia gonfia all’inverosimile per la conseguenza di una distorsione, mi recai da Giovanni per lenire il dolore e risolvere l’inconveniente.

 

Lo trovai nell’orto che stava accudendo ad alcune faccende, e lì, inginocchiatosi, cominciò a fare con le dita, segni circolari sulla parte gonfia, poi tre segni di croce, sempre sulla parte dolorante, più di un segno di croce personale. La mattina dopo (padroni di non crederlo), ero guarito perfettamente. Nella stessa maniera sistemava chi aveva mal di schiena, recitando tre Padre nostro. Ma la cosa più eclatante, era quella di far seccare i porri che si formano sulla pelle umana, strofinandoli con delle semplici patate crude.

 

Ancora, per averlo vissuto in prima persona, posso affermare che da ragazzino, avendo le gambe piene di questi porri (più di Ottanta), e costituendomi questi un vero problema, i miei genitori sentirono il medico, che gli consigliò la “bruciatura”. Prima di affrontare un tale intervento, che non era certamente piacevole, e che lasciava cicatrici indelebili, vollero fare un ultimo tentativo. Si rivolsero sempre a Giovanni che, con estrema franchezza, gli confermò di poter essicare i porri con l’uso di semplici patate, ma che non sempre “l’operazione” gli riusciva.

 

Per poter ottenere l’effetto migliore dovevamo essere osservare alcuni accorgimenti: andare ad lui nel periodo della luna calante e che io dovevo credere a quello che lui faceva o per lo meno non dovevo essere scettico. Recarmi da lui nel periodo giusto, non fu certamente difficile, anche se giovanissimo, devo dire con tutta franchezza, non credevo affatto che l’azione riuscisse. Comunque, al momento opportuno ero da lui.

 

Questo prese delle piccole patate che tagliò in due, poi, inginocchiatosi, cominciò a sfregarmi i porri con la parte interna delle patate, recitando silenziosamente delle preghiere. Terminata la strofinatura, mi disse di andare, che tempo un mese i porri si sarebbero seccati. Così dicendo, lui si recò nell’aia di casa e recitando ancora preghiere, gettò dietro la schiena le patate, in modo da non poter osservare dove cadevano. Passò un mese, ne passò un altro, ma non successe nulla. Per evitare l’intervento medico, tentammo nuovamente l’esperimento, ma stavolta mi ammonì: “Se ci credi bene, altrimenti è inutile provare! Ci credi? “Gli dissi di sì, tanto non mi costava nulla.

 

Cominciò la stessa operazione. Alla fine me ne andai scettico, più della volta precedente. Passato un mese, quando ormai mi ero fatto l’idea di dover andare in ospedale, i porri cominciarono a seccare e uno ad uno, in pochissimo tempo caddero tutti, lasciando dei piccolissimi segni che svanirono negli anni successivi. Dietro questa esperienza, altri conoscenti provarono la “cura delle patate” ma senza esito. Anni dopo, ormai adulto, ebbi modo di parlare con Giovanni e discorrendo del più e del meno, mi raccontò di come aveva avuto la facoltà di “guaritore”, tramandatagli da un anziano conoscente in una ben specificata notte di Natale.

 

Anche lui, a tempo debito, avrebbe trasmesso la facoltà a persona fidata, in una notte di Natale. Per le sue “prestazioni” non chiedeva denaro, una specie di codice deontologico gli impediva di esigere dei soldi, ma non quello di essere pagato, per cui ognuno usufruiva della sua opera, gli versava ciò che poteva. Morì senza poter “lasciare” e così tramandare, le sue “virtù” di guaritore. Un tempo di questi “guaritori” ne esistevano tanti, c’era chi “tirava su lo stomaco” (nessuno ha saputo spiegare il fine di tale operazione) non prima di aver praticato un cerimoniale più che misterioso. Infatti, il guaritore teneva con sù una fettuccia di cui porgeva un’estremità nelle mani del “paziente” e, tenendola in tensione (l’altro capo lo reggeva con la mano sinistra) appoggiava il gomito del braccio destro sulla fettuccia, abbassava poi l’avambraccio sulla stessa e dove arrivava la mano destra, riprendeva il nastro con la mano sinistra e così di seguito per tre volte, finché non andava a toccare la mano del “malato”.

 

Abbracciava poi il paziente da dietro e con le mani calzava sullo stomaco con un movimento dal basso verso l’alto, a questo punto lo stomaco era sistemato. Altri, invece, guarivano i bambini dal “male dello scimmiotto” (bimbi di pochi mesi che avevano difficoltà di crescita) strofinandogli la schiena con olio in cui avevano messo a macerare delle forbicchie. Erano riti antichi, di una medicina, che si perdeva nella notte dei tempi. Chi la praticava aveva modo di arrotondare la giornata, ma certamente non di arricchirsi. “Ho voluto testimoniare personalmente avvenimenti inspiegabili alla scienza, ricordando semplici persone che facevano della loro capacità di “guaritori” più una missione che una questione di lucro.

 

Anche oggi esistono individui che si fanno passare per “guaritori”, ma hanno perso l’antico spirito umanitario, lo spirito d’aiuto al prossimo, i più sono turlupinatori, in cerca di facili guadagni alle spalle di troppa gente credulona o a volte disperata.

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