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Il Minatore

 

L’ascensore scendeva velocemente verso il ventre della terra, creando nello stomaco un vuoto fastidioso, per non dire un vero e proprio malessere, si provava allo stomaco, sapendo di dover affrontare da lì a pochissimo un turno di lavoro massacrante, in cunicoli, a tre-quattrocento metri sotto la superficie terrestre, come se si fosse delle talpe.

 

Anche dopo anni di lavoro, ogni qualvolta si scendeva sotto terra, si provava la stessa sensazione: quasi nausea. Cominciava così, il turno di lavoro dei minatori, lavoro che ancor oggi, non si discosta molto da quello di inizio secolo. Certo è che la tecnologia e le moderne leggi sulle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro, limitano il pericolo dando più tranquillità all’operaio minerario, anche se, comunque, il mestiere del minatore, rimane sempre un lavoro ad altissimo rischio per chi lo esercita. Attualmente, con l’ausilio di moderne macchine utensili, il minatore scava gallerie seguendo il filone del minerale da estrarre, infilandosi in cunicoli più o meno grandi che amplia secondo le necessità contingenti.

 

Nonostante l’avvento di attrezzi e norme di sicurezza sempre più all’avanguardia, ogni tanto capita qualche disgrazia: per imperizia degli uomini, ma molto spesso per negligenza o per mero calcolo d’interesse. Ricordiamo alcuni racconti di minatori che subito dopo il secondo conflitto mondiale si recarono a lavorare nelle miniere di carbone, in Belgio. Le sensazioni che provavano, i loro sogni e soprattutto un desiderio: non scendere più nel maledetto “buco”. Ricordiamo pure le narrazioni di fatiche immani, di smottamenti e cedimenti delle volte dei cunicoli, di gente intrappolata dentro, dei soccorsi e dei drammi che ogni minatore ha da raccontare. Uno su tutti ci è rimasto impresso quello di due operai che lavoravano in un filone, quando si verificò un cedimento della volta. Uno di loro vi rimase travolto e prigioniero. Al dipanarsi della polvere, il collega vide una scarpa di una gamba. Iniziò una febbrile corsa contro il tempo, smovendo il materiale caduto.

 

Arrivarono anche i rinforzi, ma quando fu estratto, ormai non c’era più nulla da fare. Questo era il mestiere del minatore, almeno fino a qualche anno fa. Laggiù, nel “buco”, migliaia di uomini venivano e ancora vengono spinti solo dalla miseria. Miseria sempre uguale, ma forse ancor più terribile nei tempi andati, tanto terribile da costringere genitori ad inviare i loro figli nell’inferno sotterraneo delle miniere. Infatti, molti bambini tra i nove e i quattordici anni, in passato (nei paesi del terzo mondo vengono impiegati anche oggi), venivano adoperati nell’industria estrattiva, per la loro piccola statura. Essendo piccoli, riuscivano a trasportare il minerale con la conca di legno sulla schiena, attraverso i cunicoli, fino alle gallerie, dove scaricavano il minerale nei carrelli.

 

Questi minuscoli operai, lavoravano anche dieci, undici ore al giorno, duramente, senza nessuna tutela e per giunta con un salario miserissimo. Spesso erano figli di minatori che avevano perso la vita in un incidente sul lavoro, le cui famiglie cadevano nella miseria più nera. Alla morte del capofamiglia, per i congiunti, oltre al dolore si associava la totale mancanza di sostentamento, in quanto non esisteva nessuna forma d’indennità che poteva ricompensarli economicamente per la morte del loro caro. I padroni delle miniere riuscivano sempre a rigirare la situazione a loro favore, finendo per scaricare le colpe sul morto, che non poteva più discolparsi o su qualche altro operaio.

 

Peraltro di manodopera ce n’era in abbondanza, nonostante i pericoli insiti nel mestiere, perché dove la miseria era molto diffusa, l’alternativa al minatore era quella del bracciante, o dell’industriante, cioè di un lavoro precario e spesso mal retribuito. Quello del minatore è sempre stato un lavoro molto duro. Costretto per molte ore al giorno (anche undici o dodici), nelle tenebre di gallerie e cunicoli, lavorava sovente in ginocchio, strisciando per trovare nuove vie sotterranee, sempre in costante pericolo di vita. Scoppi improvvisi di grisou, frane, inondazioni causate dalla presenza di laghi sotterranei, provocavano spesso la morte di molti uomini, e quei cunicoli sovente divenivano le loro tombe. Un tempo, ogni minatore lavorava a cottimo, cioè era pagato a conseguimento del risultato.

 

A suo carico vi erano le spese per le micce, per la polvere, per il carburo (tutto materiale che gli forniva la proprietà), e le spese per il trasporto. Alla fine, queste spese gli venivano detratte dalla paga, che poteva essere ulteriormente ridotta se il materiale scavato era povero di minerale. Quello del minatore è senza dubbio un lavoro infame, oggi certamente cambiato, rispetto ad una volta, ma non certo privo di pericoli.

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