confartigianato

 


canale mestieri

 

_________________________

muratore

 

Il Muratore

 

Questo era considerato un mestiere duro e difficile, sia per la fatica, che per il pericolo di cadute dalle impalcature e per ultimo, ma non di secondaria ragione, non garantiva un lavoro continuo. Nei rigidi inverni, i muratori erano costretti all’inattività e le loro famiglie dovevano adattarsi per “sbarcare il lunario”, inoltre oziavano nelle osterie e tra una scopa, una briscola e una partita a morra, si scolavano enormi quantità di vino. Spesso alla sera, erano in sbornia.

 

Naturalmente non era per tutti così, ma la mancata disponibilità di lavoro alternativo, non recava tante prospettive. C’era sempre chi si industriava e si dedicava ai lavori più disparati, ma anche questi spesso non erano che palliativi. Nei lunghi mesi invernali, per le famiglie dei muratori e non solo per loro, si provava la miseria in tutte le sue sfaccettature, soprattutto nella versione più tremenda: la fame. Con l’inizio della buona stagione e raccolti estivi, l’economia riprendeva piede e così anche i muratori trovavano impieghi: chi in ristrutturazioni, chi nella costruzione di nuovi edifici, chi in lavori di manutenzione.

 

C’erano muratori capo mastri, cioè coloro che erano capaci di interpretare un disegno e di porlo in esecuzione e c’erano muratori di più basso livello, capaci a mala pena di innalzare un muro divisorio. Tutti, comunque, erano assistiti dai manovali, cioè gli uomini addetti a preparare la malta, a caricare e portare in alto i mattoni, servire il muratore durante il suo lavoro. Tutti i muratori, prima di diventare tali, dovevano fare apprendimento come manovali, per cui una larga schiera di giovani venivano impiegati in questo servizio. Quello del manovale era anche il lavoro più duro, alle volte massacrante: trasportavano pesi enormi sulle spalle, su e giù per le scale a pioli, impastavano la calce, aiutavano a preparare le impalcature, soggetti sempre ad essere ripresi dai muratori con urla e imprecazioni.

 

Spesso, oltre alla fatica, c’erano le umiliazioni. I muri portanti, venivano realizzati in pietra o in mattoni cotti, secondo la disponibilità che c’era nel luogo della fabbrica. Per innalzarli si sovrapponevano strati di mattoni o di pietra, intervallati da un sottile strato di malta legante (in genere calce e sabbia), sfalsando la posizione dei mattoni nella fila superiore, rispetto a quella inferiore. In questo modo si alzava il muro a cui veniva dato uno spessore (detto testa) diverso a secondo se il muro era portante (detto maestro), oppure divisorio. Lo spessore variava anche con l’altezza.

 

Durante l’innalzamento dei muri si provvedeva anche ad innalzare “impalcatura”, fatta con pali, travi e tavole di legno. Come appoggio dei vari piani dell’impalcatura si sfruttava no i pali, precedentemente fissati nel terreno, da un lato, mentre dall’altro lato si appoggiavano ai nascenti muri. Prive di protezione e, a volte, estremamente precarie, sia per negligenza che per mero calcolo d’interesse dell’imprenditore, si avevano molti incidenti, mortali sul lavoro, proprio per caduta dalle impalcature. Comunque, una volta coperto l’edificio si provvedeva a smontare l’impalcatura e non è raro vedere ancora nei vecchi palazzi, i buchi in cui erano inseriti le travi dell’impalcatura stessa: posizionati su più file orizzontali, ad intervalli regolari, ancora lasciano intravedere, ad un occhio esperto, lo sviluppo che aveva il castello. Sempre il muratore o meglio il manovale aveva il compito di preparare la malta legante, cioè la calce.

 

Anticamente, come materiale cementizio, veniva adoperata la calce viva (Ossido di Calcio) che messa in acqua si tramutava in calce spenta (Idrato di Calcio), la quale, impastata con sabbia, veniva stesa in sottile strato tra i mattoni o le pietre. In epoche di tante privazioni, le case delle persone meno abbienti, venivano costruite con i materiali più disparati: dai mattoni, alle pietre di tufo, a quelle di fiume e ai materiali di recupero più vari, posizionati nei nascenti muri, secondo l’esigenza o l’estro del muratore. In questi casi si adoperava come malta legante sabbia di tufo con poca calce, se non pochissima, tanto che bastava l’azione del vento per asportare quest’impasto legante tra mattone e mattone (testimonianze del XVIII secolo).

 

I muri così fatti erano storti, panciuti, non perpendicolari e soggetti a frequenti crolli che spesso si trasformavano in tragedie. Nel tardo Medioevo e durante il XVI secolo, flotte di muratori arrivavano nelle Marche, in Romagna ed in altre regioni del centro Italia, della Lombardia e dal Canton Ticino. In genere erano “mastri” cioè mastri, capaci di interpretare un disegno, e venivano impiegati nella realizzazione dei palazzi gentilizzi, ma c’erano anche coloro che si dedicavano a manufatti molto più umili. Tanti si sono fermati definitivamente sposando donne del posto, contribuendo così ad insegnare un’arte, i cui principali segreti venivano gelosamente custoditi.

 © Arpo Angeli  Tutti i diritti riservati

Ogni diritto sui contenuti del sito è riservato ai sensi della normativa vigente. La riproduzione, la pubblicazione e la distribuzione, totale o parziale, di tutto il materiale originale contenuto in questo sito (tra cui, a titolo esemplificativo e non esaustivo, i testi, le immagini, le elaborazioni grafiche) sono espressamente vietate in assenza di autorizzazione scritta.

Cerca nel portale

Contatore visite

506956

Abbiamo 36 visitatori online

 
I   M E S T I E R I    L E G A T I    A L    P R I M A T O    D E L L A    M A N O    D E L L ' U O M O

 

www.mestieriartigiani.com © RIPRODUZIONE RISERVATA
Tutti i diritti riservati - associazione culturale TRACCE DEL TEMPO - cod.fisc. 91023460412 - by ParideS Multimedia - PRIVACY - COOKIE POLICY