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pescivendolo

 

Il Pescivendolo

 

Si sentiva da lontano lo scoppiettare del motore del sidecar quando si arrampicava su per gli erti volti della strada che conduceva al paese, e quan­do il rumore cessava, il silenzio era rotto da urla secche e strascicate: Pesceeeoooo!!! Donne c'è il pesceeeee! !

 

Nonostante siano passati diversi anni, quella voce è rimasta indelebile. Immancabilmente i primi ad accorrere erano i gatti dal miagolio implorante, poi venivano le donne. Remo, questo era il nome del venditore ambulante, gettava sempre qualche pesciolino ai "mici", numerosi e affamati che non si accontentavano mai e lo seguivano come fossero suoi fans. Ben presto, intorno al furgoncino si formava un capannello di donne, che con un occhio al portafoglio e l'altro ai pesci decidevano cosa acquistare. Remo che veniva dalla vicina Romagna, chiamava i pesci con nomi strani e per niente simili ai loro corri­spondenti in italiano. Le vongole erano le "purass", le cozze erano i "bdocc", le acciughe erano la "saraghena", le triglie erano i "rusciol", i ghiozzi erano i "baganel". Tutto qui. Né crosta­cei, né pesci pregiati ma solo o prevalentemente, pesce azzurro dell' Adriatico.

 

Per diversi anni, questi sono stati i soli pesci che gli ambulanti portavano a vendere nei paesi sulle colline del pesarese, mentre il più pregiato veni­va dirottato nelle città, dove aveva uno smercio sicuro. D'altronde difficilmente sogliole, coda di rospo, merluzzo, avrebbero trovato smercio tra una popolazione che a stento sbarcava il lunario, come lo era la maggioranza delle persone che abitavano nelle colline dell'entroterra.

 

Per l'estrema deperibilità del prodotto, il pesce, veniva sistemato in cassette coperto con de ghiaccio; poi veniva trasportato a bordo di furgoni aperti anche in piena estate. Spesse volte il pesce giungeva a destinazione puzzolente e cir­condato dalle mosche, mentre il ghiaccio si era del tutto sciolto al sole. Nelle città dell' entroter­ra, la situazione era leggermente diversa: la gente era più esigente perché aveva più soldi da spendere, quindi le specie ittiche erano sempre numerose. Anche la qualità ci guadagnava, poiché il pesce veniva venduto in luoghi più idonei: le pescherie. In queste botteghe preposte allo spac­cio dei prodotti ittici si poteva notare, al contra­rio, un'abbondanza di pesce impensabile per la gente che viveva in campagna.

 

Anche il pesce portato da Remo, soprattutto in estate, non sfuggiva a quanto detto sopra: spesso aveva l'occhio opaco ed emanava un odore acre; entrambi segnali inequivocabili di un cattivo stato di conservazione. Allora le donne lo rim­proveravano accusandolo di portare a loro gli avanzi di quello che non vendeva nella riviera, ma lui imperterrito asseriva che era pesce pesca­to nella notte e che invece di fare tante smanie lo lasciassero pur stare, perché nessuno le obbliga­va a comprare. Spesso le lamentele e la tiritera avevano lo scopo di far abbassare il prezzo, ma il pescivendolo non cedeva. Certo era che anche Remo aveva delle debolezze e a qualche bella "sposa" qualche sconticino o qualche pesce in più lo concedeva sempre.

 

Spesso, quando aveva le ultime rimanenze, forfe­tariamente stabiliva il valore della merce rimasta­gli e al primo cliente che capitava gli vendeva tutto a prezzo di favore.

 

Ci sono voluti parecchi anni prima di vedere, anche nelle nostre zone, pescivendoli ben riforniti e dotati di furgone frigorifero per il trasporto. Adesso per i paesi collinari dell' entroterra c'è un vero via vai di pescivendoli, urlano o gracchiano la loro presenza attraverso altoparlanti che distor­cono in maniera orribile la loro voce, la gente non si accalca più come una volta, ma i gatti, loro sì, sono sempre lesti a correre e a strusciare contro le gambe di qualsiasi pescivendolo di turno.

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