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pollaiolo

 

Il Pollaiolo

 

Quello del pollaiolo è certamente un mestiere ancora in auge, anche se completamente stravol­to dalla tecnologia dell'allevamento in batteria: ovaiole o polli da carne sono costretti a vivere, produrre e super nutrirsi (a volte in angusti spazi), al fine di ottimizzare al massimo il profit­to dell' allevatore. Anche la riproduzione è realiz­zata tenendo in considerazione i costi, perciò avviene in maniera artificiale e il pulcino appena uscito dal guscio, si ritrova ,con una "mamma incubatrice".

 

D'altronde, visto il fine a cui è destinato (la gran parte al rapido ingrasso per produrre carne), il fatto che non abbia una madre che lo guidi nelle tecniche del razzolare, della ricerca dei bruchi, o che lo protegga sotto le ali nel caso di pericoli imminenti o nel momento della "siesta", non ha tanta importanza: ammuc­chiati in recinti, l'indispensabile e che mangino; mangino anche di notte (per questo all'interno dell'allevamento vengono lasciate accese le luci), e che il tasso di mortalità sia il più basso possibi­le. Ecco, questo è importante. Francamente la chioccia attorniata dai pulcini che pasturava nel­l'aia, i richiami gutturali della "mamma" ai suoi piccoli, ogni qual volta scovava un verme, un insetto o qualche leccornìa; il precipitarsi e il rin­corrersi dei pulcini per strapparsi a vicenda il prelibato boccone, ormai sono scene rare e non tanto facili da vedere.

 

Ma si sa, il romanticismo non è più di moda, figuriamoci oggi, dove tutto è "business", finalizzato al guadagno, al realizzo. Un tempo, dove tutto procedeva in maniera più lenta (forse in una dimensione più consona all'uomo), anche l'allevamento del pollame avveniva in maniera meno parossistica, con ritmi naturali, che davano origine a un prodotto (pollo) senza dubbio migliore, soprattutto nella qualità, sia delle carni che delle uova, che, non dimenti­chiamo, sono stati e sono tuttora, una delle prin­cipali fonti di cibo di tutta l'umanità. Era comun­que un allevamento, e come tale doveva seguire delle regole per preservare i volatili sia dalle malattie che dai vari predatori naturali che vi erano. Normalmente, i polli, si allevavano in spazi aperti, liberi di muoversi alla ricerca del cibo, salvo integrare la loro dieta con granaglie e semi vari che gli venivano corrisposti dall'alleva­tore.

 

Di notte, di norma, galline, pulcini e galli, venivano rinchiusi in appositi recinti o stanzette, ricavate in ambienti della casa colonica, .munite di trespoli, dove si coricavano gli uccelli. Questi siti, detti comunemente pollai, dovevano rispon­dere a certi requisiti, per cui venivano ricavati nei locali a pianterreno dei cascinali, cercando di evitare le zone più umide. Per questo motivo, il pollaio, veniva ubicato sempre nei pressi del forno, se non addirittura sopra di esso. Per meglio precisare alcune fasi dell'allevamento dei polli, ricorriamo ad un antico testo del XVIII secolo, dove vengono esposte, con dovizia di particolari, le varie le norme a cui deve attendere l'allevatore: "La prima cura di coloro che alle­vano i polli si è quella di costruire il pollaio, o sia il luogo dove s'appollaiano, e dove si, fanno l'uovo. Il pollaio dev'essere di una grandezza proporzionata alla quantità di galline, alta da terra. perché non sia soggetta all'umido. difesa dal gran freddo e dal gran caldo.

 

Questa stanza deve essere bene intonacata da calcina e imbian­cata dentro e fuori, affinché i gatti, le faine, i topi, le volpi, le serpi, ed altri animali nocivi non possano introdurvisi. Le finestre si fanno piccole, che rendano poco lume, e voltate dalla parte d'o­riente, colle sue imposte da chiudersi ogni sera, come pure la porta. Ne' canti (angoli) del pollaio allo scuro si pongono de' corbelli con paglia, o fieno dentro, dove le galline possano, far uova, dove si pone un uovo di marmo, o di gesso, per­ché esse credano che sia quello del giorno avan­ti. Non è bene che i polli dormano sul suolo. si fa quindi un’ingraticciata molto rada di pertiche sot­tili e quadre, sospese a mezz'aria del pollaio, e di queste e bene averne due per mutarle ogni mese, e pulirle dei pollini (pidocchi pollini), ed altri animali.

Bisogna pulire ogni giorno il pollaio dallo ster­co, tosto che ne sono usciti i polli; rinnovar spes­so la paglia, o il fieno de' corbelli. o cesti, dove fanno le uova., e rinettare le ingraticciate. Gli abbeveratoi. che si mettono vicino al pollaio, e ne quali non si deve mai lasciar mancar l'acqua, si debbono nettare due volte il giorno in inverno, e tre volte nella state. Infine ne' canti della corte, dov' è il pollaio si deve mettere della sabbia, pol­verio, o cenere, affinché i polli abbiano il piacere di spolverizzarsi al sole, e di pulirsi le penne".

 

Naturalmente nel trattato si affrontano tanti altri argomenti, ad esempio sul come far covare le uova, le particolarità che devono avere le chiocce che si mettono a covare, come si nutrono e si ten­gono i pulcini nei primi giorni di vita, come otte­nere dei capponi, come ottenere un buon ingrasso dei pollastri, come allontanare le malattie che possono insorgere nei volatili, ecc..

 

Ma quello che ci ha più incuriosito e sorpreso, considerato che questo trattato sui mestieri è stato stampato nel 1775, cioè in un epoca dove non esisteva né la corrente elettrica, né nessun strumento di controllo della temperatura, è la descrizione di una rudimentale incubatrice, inventata nientemeno che dal francese Reumur (l’inventore della scala termometrica che da lui prende il nome). Proprio per la particolarità, riteniamo opportuno riportate la descrizione di come era stata realizzata l’incubatrice: “Prendesi una botte bene intonacata di gesso per difenderla dall’umido; e per ridurre l’aria interna della botto uguale al calor naturale della chiocchia, che si ragguaglia ai 32 gradi del termometro (37° C, le moderne incubatrici lavorano con una temperatura di 38°, 40°C), si fonde (seppellisce) per ritto in un letto di letame, di modo che ne resti fuori pochi pollici.

 

Nel coperchi odi sopra di detta botte, oltre due aperture quadre, per dove si introducono tre ceste con circa 300 uova per ciascheduna, vi si fanno altri buchi da chiudersi con sughero, ed aprirsi a proporzione del bisogno in occasione di dover diminuire il calore. In 21 o 22 giorni nascono i pulcini, i quali si trasportano in una spezie di armadio chiamato dall’autore madre artificiale, nel quale per mezzo dello stesso termometro si procura di mantenere quel grado di calore necessario alla conservazione de ‘teneri polletti.” In pratica sfruttava la composta del letame per ottenere una temperatura ottimale all’interno della botte.

 

Una cosa però omette di dirci l’autore del manuale, cioè la resa in percentuale di nascite ottenuta con l’impiego di tale rudimentale incubatrice. Comunque, al di là del rendimento, possiamo vedere in quest’ultimo esperimento, il primo intento dell’industrializzazione dell’allevamento avicolo.

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