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Il Profumiere

 

Il profumo al pari della scrittura, della parola e dei gesti è un canale di comunicazione con il quale noi esprimiamo la nostra personalità e il nostro modo di sentirci con l’altra persona.

 

La produzione di essenze, sebbene incentivata in questo periodo, non era affatto sconosciuta nell’antichità.

 

Egizi, Babilonesi, Greci e Romani, benchè con finalità diverse, impiegavano resine, fiori e radici odorose, il cui utilizzo ebbe grande successo anche nel corso del Cinquecento.

 

In questa epoca infatti si può parlare di una vera e propria rinascita del profumo, ed è per questo motivo che riporto con interesse e curiosità una ricetta relativa alla preparazione dell’Acqua d’Angeli tratta da un piccolo libretto stampato a Venezia nel 1854: “Prendi tre parti di rose, e due di fior di mirto, et una di fior di melangoli, fior e moschette, fior di ginestra, fior de ruvistico, cimette di cedro et habbi apparecchiato cannella fina, garofoli, dandali bianchi, irios di levante, et tutte queste cose polverizza, ma il legno aloe, et lo storace taglia minutamente, e le detti polveri si debbon mettere nel lambicco a suolo a suolo con i fiori mescolati insieme, e come il lambicco sarà pieno metterai in ciascuna lambiccada sei fiori dell’iris bianco, che i fior stiano diritti, e sopra lo storace, e l’altre polveri, e come sarà passata l’acqua che non sia bruciata, fatta con poco fuoco, e cenere sotto il lambicco, se non la voi fare per bagno maria, che sia scoperto, e mettevi dentro storace, ambra, et un poco di muschio, e mettila al Sole per venti dì, e poi la muterai, e sarà acqua eccellentissima”.

 

Questa formula evidenzia quanto difficile e complicato dovesse essere il mestiere del profumiere, che si occupava di creare essenze, accordando tra loro tipi diversi di piante, fiori, radici e resine, che egli raccoglieva al sorgere del sole, quando la rugiada, che tratteneva la volatilizzazione degli oli essenziali, si era da poco dissipata.

 

Il raccolto, disposto con cura sopra i telai a graticcio, veniva successivamente fatto essiccare in luoghi asciutti e ben ventilati al fine di preservarlo dagli attacchi delle muffe.

Un’attenzione maggiore doveva essere rivolta alle radici le quali, poiché interrate, dovevano essere dapprima lavate e tagliate successivamente, dopo averle fatte essiccare, polverizzate.

Gli ingredienti, i quali non sempre erano sottoposti alla fase dell’essicazione, erano impiegati dal profumiere per estrarre le essenze profumate.

 

I metodi a cui egli poteva ricorrere per raggiungere tale finalità erano la spremitura denominata anche sfumatura, la macerazione in alcool o in grassi e la distillazione.

La tecnica della spremitura era utilizzata principalmente per gli agrumi come limoni, arance, mandarini, cedro, bergamotto e chinotto, dalla cui buccia venivano estratti gli oli essenziali.

Questa infatti, sistemata in mezzo ad un piano, si strizzava e si pestava al fine di ricavarne l’essenza, che, riposta in dei recipienti, veniva conservata.

 

Sebbene ancora oggi si esegua questo procedimento, si deve tenere presente che l’intervento umano è stato sostituito da macchine industriali sofisticate, che effettuano una serie di pressioni e torsioni simili a quelle praticate a mano.

Anche la macerazione permette di ottenere profumi dalle erbe. In questo caso il profumiere poteva adoperare dell’alcool oppure del grasso.

 

Terminato il tempo di macerazione, che poteva essere più o meno lungo, era necessario filtrare la soluzione più volte mediante un canovaccio, al fine di ottenere la limpidezza del preparato.

Per i fiori più delicati, come il gelsomino e la violetta, il profumiere usava, invece, la macerazione in grassi, nota anche con il nome di “enfleurage”.

 

Questa tecnica assai antica, e non ancora dimenticata, consisteva nel disporre i petali dei fiori su uno strato di sostanza grassa che ne assorbiva la fragranza per osmosi.

In passato i grassi impiegati erano quelli di bue e di maiale, i quali, in tempi recenti, per la loro facile deperibilità sono stati sostituiti con sego e lardo depurati e con benzoino in polvere.

 

Non meno moderna è la tecnica della distillazione che sfruttava il vapore acqueo il quale, passando in un alambicco, dove erano sistemati i fiori, ne catturava gli oli essenziali. Questi, mescolati all’acqua, giungevano nel cantatore, dove l’essenza per il suo diverso peso si separava,raccogliendosi in uno strato galleggiante.

 

Questo sistema di lavorazione, così pure come gli altri due sopra descritti, sono ancor oggi impiegati, anche se lo sviluppo industriale ha portato molteplici modifiche e cambiamenti sia nei processi di lavorazione sia nei prodotti adoperati.

 

Alle essenze naturali si sono così affiancate le essenze sintetiche create in laboratorio.

La chimica di sintesi è infatti riuscita a separare e a riprodurre singolarmente le varie componenti aromatiche, che costituiscono l’essenza di ciascuna pianta, offrendo inquesto modo alla profumeria moderna una serie infinita di combinazioni.

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