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Il Selcino o Selciatore

 

In diverse foto del secolo scorso, sono ritratte vie di città e paesi dalla selciatura estremamente eterogenea o addirittura divelta o inesistente. Naturalmente lo stato di degrado del selciato dipendeva anche dalla ricchezza del Comune ed è più frequente osservare, in quese foto, vie dal selciato rovinato nei paesi, piuttosto che nelle città. Spesso si nota un vero e proprio miscuglio tra mattoni, lastre di pietre o ciottoli di fiume, posate in maniera casuale, che creano un “arlecchino” di grigi. Erano periodi difficilissimi e di tanta penuria, per cui quei selciati oggi ci appaiono più che plausibili.

 

Attualmente, quasi tutti i centri storici sono lastricati (almeno dalle nostre parti) con del porfido di piccole dimensioni (cubetti), collocati l’uno vicino all’altro, magari in modo da visualizzare semplici giochi geometrici. La messa in opera di questo porfido è affidata a provetti operai che con maestria lo dispongono sul terreno, lo fermano, l’incastrano, seguendo le linee della via e il suo andamento.

Mestiere antico e faticoso, quello del selcino. Questi uomini, quando sono all’opera, si siedono su di un seggiolino munito di una sola gamba centrale, che agevola vari movimenti.

 

Sul piano stradale, precedentemente livellato e inghiaiato o cementato, stendono uno strato di malta composta di sabbia grossolana, cemento e poca acqua, nella quale posizionano i cubetti di porfido battendoli con il manico del martello per pareggiarli, seguendo l’andamento del terreno. Tutte le operazioni vengono svolte da seduti. Naturalmente si avvalgono di un manovale, che provvede a preparare la malta e le pietre.

 

Così, fila per fila, indietreggiando con il loro sgabellino, lasciando davanti il piano stradale lastricato, ma ancora non finito. Infatti, una volta terminato il posizionamento dei cubetti di porfido, questi vengono battuti (oggi con macchinari particolari) in maniera da ottenere un perfetto livellamento,poi, per riempire gli interstizi, vi colano un miscuglio di cemento e sabbia molto liquido che, una volta evaporata l’acqua, blocca tutto l’insieme dando solidità al pavimento stradale. 

 

Sostanzialmente, anche un tempo il selciato veniva realizzato nello stesso modo, anche se adoperavano solo la sabbia senza cemento, e la battitura finale avveniva manualmente con dei grossi pesi di legno che venivano sollevati e lasciati cadere ritmicamente a terra. Certo è che i materiali leganti usati oggi, danno al selciato una compattezza molto più forte e una maggior stabilità al passaggio dei mezzi, mentre un tempo il lastricato era molto più soggetto ad essere divelto dalle ruote dei carri.

 

Non sempre c’era a disposizione del porfido, vuoi per indisponibilità del materiale vuoi per il costo, per cui per selciare le strade venivano adoperati sia pietre di fiume che mattoni cotti, magari creando gradevoli giochi geometrici. Generalmente questo tipo di pavimentazione non era molto resistente e veniva usato soprattutto all’interno dei centri abitati.

Nei nuovi quartieri delle nostre città, le vie principali non vengono più selciate, ma asfaltate a caldo con una miscela di ghiaia e bitume (catrame), avvalendosi di poderosi e sofisticati macchinari.

 

Essendo un lavoro che si esegue soprattutto nei mesi estivi, e nonostante che l’uomo si limiti alla sola manovra dei mezzi meccanici, il lavoro di questi “nuovi” selciatori ha un che d’infernale: le alte temperature della stagione, i vapori di catrame che esalano, il traffico incessante dei mezzi che alternativamente scorre sulla corsia libera, creano un vero tormento, che definire infernale non è eufemico.

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