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Lo Scrivano

 

Se alle giovani  generazioni chiedessimo chi era lo scrivano, fornirebbero una risposta d’intuito, essendo ormai da tempo una figura di lavoratore scomparsa. Se la stessa domanda la ponessimo a qualche anziano, porrebbero lo scrivano non nei lavoratori, ma nei privilegiati impiegati che, secondo la mentalità di un tempo, non dovevano essere confusi con chi grondava sudore nel prestare la propria opera di lavoro.

 

Già da questa premessa possiamo capire che la società in generale è profondamente cambiata, anche se ancora si tende a vedere il lavoro di concetto altamente gratificante del lavoro manuale, ma, per fortuna, in pratica non è più così. Comunque tralasciando, una tematica troppo vasta e che non è nostro argomento, diciamo che lo scrivano era colui che era incaricato di copiare lettere, atti notarili, registri contabili e tutto quello che poteva produrre un’amministrazione, sia pubblica che privata. Con le moderne tecnologie, la figura dello scrivano è andata via via scomparendo, soppiantato prima dalle fotocopiarici, poi da nuovi sistemi di scrittura computerizzata.

 

Lo scrivano occupava, nella società di un tempo, un posto di rilievo: proveniente, generalmente, dal ceto medio, esercitava un lavoro considerato di prestigio e comunque remunerativo. Si può affermare che lo scrivano impersonasse, genericamente, l’impiegato: ben vestito, con giacca, cravatta e cappello, in ufficio indossava dei manicotti neri, muniti di elastici alle estremità, che gli coprivano tutto l’avambraccio, per non sporcare la camicia d’inchiostro. Copiava e ricopiava, i vari documenti che gli venivano dati, possibilmente in bella calligrafia, con penne, prima d’oca o di tacchino (opportunatamente temperate e tagliate con una sottile fenditura sulla punta), che solo a partire dal XIX secolo, furono sostituite con cannelli di legno o altro materiale rigido, muniti di pennino metallico, che intingeva nei calamai. Un lavoro monotono e pedante, che a lungo andare stancava la vista e intorpidiva la mente, oltre che a causare tutta una serie di guai fisici legati alla sedentarietà.

 

Proprio questo aspetto fu oggetto di osservazione e studio da parte di un medico del Seicento che in merito scriveva: “Oggi questi scrivani sono impiegati e stipendiati dai magistrati per tenere i conti nei tribunali, oppure svolgono le loro attività nelle botteghe dei mercanti o nelle corti dei principi. In questa sede vogliamo trattare delle loro malattie di cui tre sono le cause principali: il primo il continuo star seduti, secondo, l’incessante movimento sempre con il medesimo ritmo della mano, terzo, l’attenzione della mente a non disseminare di errori i libri e a non nuocere ai padroni nel sommare, nel sottrarre o nel fare altre operazioni aritmetiche. Si sa quali malattie provoca lo stare continuamente seduti: ostruzione dei visceri, come del fegato e della milza, crudezze di stomaco, torpore alle gambe, qualche ristagno del sangue venoso e l’aspetto malaticcio. Questi lavoratori insomma sono privati dei benefici generalmente prodotti da una moderna attività. Il dover scrivere, con conseguente continua tensione dei muscoli e dei tendini, affatica notevolmente la mano e tutto il braccio; ne deriva che col passare del tempo la mano destra si indebolisce.

 

Ma quello che mette in croce gli scrivani è la forte continua applicazione delle mente. Infatti in questo lavoro è necessario in estrema tensione tutto il cervello, i nervi, le fibre; da ciò ne deriva l’anatomia, l’emicrania, i raffreddori, le raucedini e le infiammazioni agli occhi per lo sguardo che deve essere sempre fisso sulla carta. Le stesse malattie colpiscono contabili e computisti, come si chiamano quelli che prestano la loro opera nelle botteghe dei mercanti. In questa categoria si devono mettere anche i segretari dei principi, e andar loro a genio è piccola virtù. Infatti nello scrivere le lettere, i segretari molto spesso sono sottoposti a una vera tortura mentale, non solo per il numero delle lettere, ma anche perché non afferrano quello che il principe ha in mente oppure perché i principi non voglione essere capiti, usanza quest’ultima abbastanza frequente. Ne deriva che quelli che si sono dedicati a questo mestiere non di rado lo maledicono e insieme imprecano contro la sorte.”

 

Dopo quanto asserito dal dotto medico, è proprio il caso di dire: “L’erba del vicino è sempre più verde”. Comunque, il dottor passa poi a suggerire i rimedi per contrastare tali inconvenienti, consigliando soprattutto frizioni con olio di mandorle doci e purghe e se non bastasse clisteri.

Al di là delle considerazioni del “nostro” medico, e delle malattie degli scrivani, noi sappiamo che l’impiego è stato, e per un certo lato lo è ancora, un posto desiderato e bramato da molti.

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