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Lo Stracciaio

 

Mestiere antichissimo. Almeno quanto la carta. Si, erché proprio con gli stracci, un tempo si confezionava la carta. E’ stato così per secoli, una volta addirittura, chi raccoglieva gli stracci aveva la privativa. Cioè, per un determinato territorio, nessuno, proprio nessuno, poteva raccogliere stracci, se non lo stracciaio ufficiale, pena: castighi pecuniari e fisici.

  

Oggi, si vede ancora qualcuno che su sgangherati autocarri passa a raccogliere ferrame vario e cartone, ma non gli stracci. Questi non hanno più nessun valore, non vengono adoperati più neppure per passare sulle polveri.

 

Eppure non è passato gran tempo da quando gli ultimi stracciai battevano le contrade, raccogliendo panni di cotone e lino e con essi prendevano di tutto, perfino le pelli di coniglio essiccate.

Lo stracciaio, girava sempre con dei sacchi, dove riponeva stracci, pelli, ferraglia, naturalmente separati. Faceva il giro per le case e spesso si fermava a chiacchierare con i suoi “fornitori” e tra un discorso e l’altro patuiva la cifra che doveva versare. Sì, perché gli stracci venivano pagati e non sempre si arrivava ad un facile accordo. Alla fine delle trattative, dopo un bicchiere di vino, lo stracciaio ripartiva. Lo si vedeva dappertutto, sempre intento a caricare o a trasportare i suoi stracci, o quelle pelli di coniglio, a penzoloni, rivoltate (il pelo all’interno) e tenute gonfie dalla paglia. Trofei macabri, dalle mille interpretazioni.

 

Ma sicuramente, in tempi di tanta privazione, quei conigli avevano contribuito alla gioia di un pasto vero, di un giorno di festa, dove lo stomaco non si contraeva e la pancia non brontolava.

Gli stracci raccolti venivano stoccati, in attesa di essere portati al macero della cartiera, dove, dopo un lungo processo di lavorazione, si trasformavano in fogli di carta.

Il contatto continuo con questi stracci, certo poteva portare a qualche inconveniente fisico, soprattutto malattie.

 

Un medico nel Seicento così si esprimeva a tal proposito: “Comprati questi stracci, si disfano accuratamente guardando che non vi siano quelli di lana o di seta, per poi metterli nei sacchi e portarli alle cartiere.

 

E’ incredibile quanta puzza insopportabile venga fuori da quegli ammassi di sudiciume. Gli stracciai a causa di questo lavoro si ammalano di asma, nausea e vertigini. Infatti, cosa si può pensare di più sudicio e di più ripugnante di un ammasso di tutte le sporcizie, degli abiti infetti di uomini, donne, cadaveri; carri di questi avanzi di povertà e di miseria umana.

 

Naturalmente prevedeva anche i rimedi terapeutici per contrastare eventuali infezioni: “A quelli che vanno a raccogliere gli stracci bisogna far espellere con il vomito e con l’evacuazione le particelle ingerite. Si dovranno usare soprattutto gli antimoniacali, gli alessifarmaci che, come gli aceti teriacali, combattono i veleni, la teriaca stessa e simili. Si sciacquino anche la bocca con ossicrate di quando in quando durante il lavoro e si coprano la bocca e il naso, per impedire che queste polveri presenti nell’aria penetrino facilmente nel loro organismo.”

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