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Polverari Ivan

 

iconografo

 

 

 

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Ivan Polverari ha svolto l'apprendistato iconografico con il Maestro Fabio Nones, negli anni 1995/96, presso il laboratorio Santi Martiri di Trento, secondo l'antico uso delle botteghe medievali italiane.
Allievo del Maestro Padre Andrei Davidov di Suzdal - grazie al quale ha potuto sperimentare e apprendere la tecnica a encausto, perfezionando, così, gli studi comparativo-filologici delle cinque icone romane più antiche e importanti.

Polverari dal 2010 organizza, per lo stesso Padre Davidov, i corsi di approfondimento e specializzazione presso l'Abbazia di Praglia (Padova).
E' coofondatore, insieme con altri studiosi esperti, dell'associazione "In Novitate Radix", che si occupa dello studio e dell'approfondimento dell'Iconografia Cristiana in Italia, in particolare di Roma.
Attualmente frequenta la Facoltà di Scienze Religiose presso la Pontificia Università della Santa Croce di Roma.

 
 

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RIFLESSIONI SULL'ICONOGRAFIA

E' certamente vero che l'icona è una prerogativa delle Chiese d'Oriente, ma è ancor vero che moltissime icone sono tuttora venerate in numerose Chiese dell'Occidente latino; ecco perché si può dire che l'icona è l'arte della Chiesa.

Questa realtà è stata ancora una volta ricordata dal beato Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica Duodecimum Saeculum, laddove il Pontefice afferma la condivisione con la Chiesa Ortodossa della Tradizione relativa all'icona. Da Giotto in poi, in Occidente, si è passati da un modo teofanico, liturgico ed escatologico di concepire l'immagine, caro al Medioevo, a un modo intimistico e sentimentale, tipico dell'epoca post-medievale.

I grandi cicli pittorici rinascimentali diventano, allora, semplicemente "Biblia Pauperum", rendendo il fedele spettatore di un evento narrato storicamente e, quindi, chiuso nell'epoca in cui esso si svolge.
Nell'arte del primo millennio cristiano, invece, le immagini non solo edificavano i dotti e gli ignoranti, ma svolgevano anche una funzione mistagogica e anagogica, rendendo spiritualmente partecipi i fedeli che osservavano tali rappresentazioni.

Da semplice racconto, l'arte di quel periodo diventa arte teofanica, manifestando così con tutta la sua semplice potenza il Mistero di Cristo.
In una mostra allestita presso il Museo di San Matteo di Pisa, nel 2005, si è potuto constatare come l'influsso bizantino si sia mescolato con la cultura italiana, dando vita a forme nuove e originali, influenzate dalla spritualità degli ordini mendicanti.

Pur mantenendo la forma, si comincia però, pian piano, a perdere il contenuto teologico-liturgico proprio dell'arte di Costantinopoli.
La tradizione dell'icona, sebbene di matrice orientale, ha trovato in Occidente un notevole appoggio, anche se il mondo latino non ne ha tratto tutte le conseguenze che da essa scaturiscono; vale a dire, non ha mai superato i limiti della concezione dell'immagine materiale ridotta alla funzione pedagogica e didattica, per affermare l'argomento Cristologico e Soteriologico, per cui chi contempla l'immagine visibile è portato a contemplare il suo Prototipo.

La difesa e la protezione dei Papi, in epoca pre e post-iconoclasta, ha lasciato sul territorio nazionale, e a Roma in particolare, un considerevole numero di icone, affreschi, mosaici e miniature, che costituiscono un patrimonio unico.

 
 

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LA MIA ESPERIENZA PERSONALE

Su queste basi spirituali, storiche e culturali si colloca la mia ricerca pittorica, che ha la pretesa di riprendere i contenuti e le istanze proprie di un'arte prettamente liturgica.

Lo sudio della Tradizione Apostolica, di ciò che essa significa, così tanto auspicata dal Concilio Vaticano II, e la possibilità di accedere alle fonti pittoriche italo-greche, romaniche e bizantine, mi hanno spinto verso un percorso che vorrebbe riportare l'icona da oggetto di moda, forse un pò esotico e decontestualizzato, a immagine pienamente ristabilita e reinserita nel tessuto ecclesiale e liturgico della Chiesa Cattolica, a cui appartengo.

Naturalmente sarebbe anacronistico pensare di riprendere, nel mondo di oggi, con la sua complessità, una tradizione antica così com'è, anche se il patrimonio artistico del primo Millennio offre moduli sempre validi: bellezza ed eleganza formale, perfetta simbiosi fra architettura e pittura, armonia fra arte sacra e liturgia, sobrietà e profondità spirituale e, non da ultimo, fedeltà alla Sacra Scrittura e all'autentica Tradizione della Chiesa.

Devo questo amore verso le mie sorgenti pittoriche e spirituali a tre persone in particolare che mi hanno formato: Padre Nilo Cadonna, il mio sostegno e la mia guida fino alla sua morte, avvenuta nel 1997, che mi ha introdotto alla conoscenza della lingua bizantina e della spiritualità orientale; il maestro Fabio Nones, cui sono legato da sincera amicizia e che mi ha accolto nel 1995 nel suo laboratorio dedicato ai Martiri Anauniensi di Trento, dove sono stato a "bottega" per circa un anno, apprendendo non solo la tecnica ma soprattuttto un modo di pensare e di vivere l'icona: il maestro Padre Andrej Davidov, che mi ha aperto gli orizzonti comunicandomi non soltanto la sua ricerca pittorica, ma anche la sua esperienza artistico-spirituale, partendo dalla Scuola di Mosca e risalendo a ritroso nei secoli, fino all'immenso patrimonio bizantino di cui l'Italia possiede un'ampia porzione.

 



 

 

 


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Polverari Ivan


Via Roma, 43 - 61041 Monte Porzio (PU)


Cell. 3299644925

 

polverari.ivan@teletu.it
www.laboratoriosanmichele.it

 

 

 

 

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